Quando curare fa stare male

Lo stato di fatica, dolore e preoccupazione che sta vivendo è ben descritto nella sua breve richiesta di aiuto. La malattia da cui è affetta sua madre mette a confronto con problemi comportamentali diversi ma tutti difficili da affrontare e gestire da soli. L’uso di “parolacce” è uno dei sintomi che possono essere presenti e che non derivano dalla volontà di offendere della persona malata ma dalla malattia che sta danneggiando anche quella parte del cervello preposta al controllo del comportamento e del linguaggio. Il sapere ciò può attenuare in parte la sofferenza di chi circonda il malato ma non elimina la fatica della convivenza. Lei sta verificando che il suo livello di ansia è in aumento e ciò oltre che danneggiare lei la porterà ad un’assistenza di minor qualità per la sua mamma. L’idea di riprendere a lavorare potrebbe non essere sbagliata consentendole di realizzarsi nel lavoro, di prendersi un tempo “libero” dai problemi di assistenza, oltre a diminuire le sue preoccupazioni economiche. In ogni caso sarebbe utile battere la pista del coinvolgimento di fratelli e sorella coinvolgendoli nell’assistenza a questa mamma che è mamma di “tutti”. Aprire un confronto con i suoi fratelli e la sorella potrà portare a trovare insieme le modalità migliori. Prima dell’incontro faccia un elenco di ciò di cui, secondo lei, la sua mamma ha bisogno nell’arco della giornata o della settimana in modo da arrivare con richieste chiare e concrete per evitare di far cadere l’incontro nella trappola delle recriminazioni o delle richieste generiche di aiuto. Da ultimo, valuti tra le possibilità anche il ricorso ad un aiuto esterno con una badante per il tempo necessario. Ciò non solo in alternativa al fatto che qualcuno dei fratelli o la sorella, per varie ragioni, non possa dare la propria disponibilità, ma anche per integrare le varie disponibilità raccolte. Talvolta per i figli maschi può essere difficile pensarsi in un’assistenza diretta alla propria mamma magari anche con interventi di igiene personale che metterebbero in difficoltà anche la mamma stessa; in tal caso, tra i bisogni da lei individuati, provi a proporre ai suoi fratelli quei compiti che potrebbero sollevare lei da incombenze comunque faticose, quali il disbrigo di pratiche burocratiche, sanitarie, sociali, ausili, spesa, ecc. Ricordi che l’aiuto che otterrà sarà comunque prezioso ed efficace – dal punto di vista pratico ed anche emotivo – ma è necessario che qualcuno si assuma la regia, sia cioè il riferimento per tutti e coordini i vari apporti. Auguri di buona collaborazione.